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Blockchain

Zero Knowledge Proof e Fully Homomorphic Encryption: come garantire privacy e la sicurezza nella blockchain

  • Marzo 21, 2025
  • 5 min read
Zero Knowledge Proof e Fully Homomorphic Encryption: come garantire privacy e la sicurezza nella blockchain

La blockchain è una catena pubblica, dove tutto è in vetrina. Bello per carità, ma se voglio farmi gli affari miei? Non è che ogni volta che faccio un pagamento debba vederlo mezzo mondo. Adesso ci sono un paio di soluzioni che stanno ribaltando la questione: Zero Knowledge Proof e Fully Homomorphic Encryption, due paroloni dietro cui si nascondono delle figate niente male. Roba che sembra venire dal futuro, ma in realtà ce l’abbiamo già tra le mani.

Zero Knowledge Proof: ti fidi sulla parola?

Ti faccio un esempio semplice, ma che rende l’idea. Metti che io sappia la combinazione per aprire una cassaforte e voglia farti vedere che sono capace ad aprirla… senza però svelarti la combinazione. Questo è il succo del funzionamento delle Zero Knowledge Proof: dimostrare di sapere qualcosa senza spifferare nulla.

Nella blockchain, che di suo è una roba tutta trasparenza e log file, queste Zero Knowledge Proof sono oro. Ti permettono di confermare che una transazione è ok senza dire chi l’ha fatta, quanto ha spostato, e tutte quelle cosine che magari preferiresti tenere per te. E non serve essere dei geni per capirne il vantaggio: vuoi spostare dei soldi senza sbandierarlo? Fatto. Vuoi partecipare a un voto online senza che la gente sappia che preferisci le patatine lisce alle ondulate? Fatto pure quello.

Personalmente, appena ho capito sta roba, mi è suonato un campanello: privacy e trasparenza non sono più due opposti, possono convivere! E lo fanno proprio grazie alle Zero Knowledge Proof. Certo, questi sistemi sono pesantucci, chiedono un po’ di muscoli computazionali in più. Tipo quando aggiorni lo smartphone e all’inizio sembra tutto più lento. Però ehi, è il prezzo per tenerti stretto il diritto a non far sapere i fatti tuoi.

Fully Homomorphic Encryption: fare i conti senza guardare i numeri

Allora, adesso arriva il pezzo che a me sembra ancora più folle. Hai mai provato a fare i conti senza guardare i numeri? No? Ecco, la Fully Homomorphic Encryption è più o meno questa roba qua. Prendi dei dati, li cifri e poi fai quello che ti pare con loro, tipo sommare, moltiplicare, fare statistiche… senza mai aprire la busta che li contiene. Alla fine, ottieni il risultato e solo allora, se vuoi, lo apri.

Nel mondo della blockchain, questa roba è benzina pura per la privacy. Immagina di dover gestire un contratto intelligente (smart contract, per i feticisti del gergo) che decide quanto pagarti, senza che nessuno sappia quant’è la cifra in ballo. Tu ricevi il compenso, ma il contratto non ti ha mai chiesto di rivelarlo davanti a tutti.

La Fully Homomorphic Encryption mangia un sacco di risorse, tipo quella stampante che si beve tutto l’inchiostro solo per stampare una pagina. E a volte è lenta, come quando carichi un video a casa dei nonni con la connessione a carbone. Però siamo all’inizio. Gli sviluppi ci sono, eccome se ci sono. E, se devo essere sincero, io me la sento che tra un po’ sarà roba normale, tipo mandare un messaggino vocale invece di scrivere.

Zero Knowledge Proof e Fully Homomorphic Encryption insieme? accoppiata che spacca

Ora, fermati un attimo e immagina: metti insieme le Zero Knowledge Proof e la Fully Homomorphic Encryption, io ci vedo il potenziale di un’accoppiata tipo pane e Nutella.

Ti faccio un esempio easy: pensa al voto elettronico. Con la Fully Homomorphic Encryption voti in maniera cifrata, nessuno sa che hai scelto quello che per te è il meno peggio. E poi usi le Zero Knowledge Proof per dimostrare che i voti sono stati contati senza barare. Risultato? Trasparenza massima, ma privacy totale. Nessuno saprà che hai votato quello con la cravatta improbabile, ma tutti sapranno che il processo è stato pulito.

Il bello è che questa combinazione apre porte su mondi nuovi. Applicazioni decentralizzate (le famose DApp, per intenderci) che ti permettono di fare cose complesse, come gestire dati sanitari o pagamenti aziendali, senza che i dettagli escano fuori. Però, ci sono ancora un sacco di sfide e problemi da risolvere: questi sistemi rallentano, consumano risorse, e mettere d’accordo tutti su standard comuni è un’altra impresa.

Qualche pensiero sul futuro, così, di pancia

Ora, parliamoci chiaro: siamo agli inizi. Non è che domani ti svegli e tutte le blockchain saranno piene zeppe di Zero Knowledge Proof e Fully Homomorphic Encryption. Ma è solo questione di tempo, secondo me. Le persone stanno iniziando a capire che la privacy è importante anche nel contesto Crypto. Fino a ieri sembrava che non gliene fregasse a nessuno. Oggi, tra fughe di dati e hacker vari, la gente comincia a svegliarsi.

Io sono convinto che queste tecnologie diventeranno uno standard, più o meno come oggi nessuno si sognerebbe di usare la carta carbone per le fotocopie. Magari ci vorrà ancora qualche anno, ma la direzione è quella. E scommetto che tra poco ci saranno piattaforme che, se non integrano Zero Knowledge Proof e Fully Homomorphic Encryption, sembreranno preistoria.

Per ora, io tengo gli occhi aperti e, se ti interessa il tema, ti consiglio di farlo anche tu. Magari un giorno ne parliamo davanti a un caffè vero. Anzi, paghi tu se ti ho convinto.

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