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Criptovalute

Cos’è il gas fee: quanto ti costa, quando lo paghi e perché non puoi evitarlo

  • Marzo 29, 2025
  • 5 min read
Cos’è il gas fee: quanto ti costa, quando lo paghi e perché non puoi evitarlo

Nel momento in cui metti piede (virtuale) nel mondo delle criptovalute, inciampi subito contro una parolina magica — gas. O meglio: gas fee. Ti sei mai chiesto cos’è il gas fee, perché te lo trovi davanti ogni due per tre, e soprattutto… perché cavolo lo devi pagare pure se vuoi solo inviare due spicci digitali a un amico? Se ti è venuto da imprecare almeno una volta leggendo certe cifre, sei in buona compagnia. Ora ti spiego tutto, senza fronzoli inutili, con qualche riflessione personale e un paio di metafore per rendere il tutto più digeribile. Partiamo?

Il gas non è solo quello della macchina

Allora, prima di tutto facciamo chiarezza: il gas fee è il prezzo che paghi per far funzionare qualsiasi azione sulla blockchain. Che sia inviare un po’ di crypto o interagire con uno smart contract strano e complicato, tutto ha un costo. È come quando vai al bar e chiedi il caffè corretto: magari la base è sempre quella, ma appena aggiungi qualcosa in più — tipo grappa, panna, zucchero di canna — il prezzo sale. Qui è uguale. Ogni operazione, anche la più banale, deve essere “processata” da un computer da qualche parte del mondo. E quei computer vanno pagati. Nessuno lavora gratis, neanche in un universo decentralizzato.

Il gas fee, insomma, è la benzina che muove l’intera macchina della blockchain. Se nessuno la pagasse, tutto si bloccherebbe. Letteralmente. E poi ci lamentiamo se un bonifico tradizionale ci mette due giorni… pensa a un sistema senza alcun incentivo! Ecco perché, che ti piaccia o no, ogni volta che usi Ethereum o simili, il gas fee te lo trovi lì, come il conto alla cassa.

Come si calcola? Spoiler: non è fisso e cambia in continuazione

Qui arriva la parte divertente. O frustrante, dipende dai punti di vista. Il gas fee non è mai uguale. Mai. È una specie di mercato dentro al mercato, dove le tariffe si alzano e si abbassano come l’umore di qualcuno sotto stress. In pratica, ci sono due elementi che decidono quanto pagherai: quanto “gas” serve per eseguire la tua azione (cioè quanta fatica deve fare la rete) e quanto sei disposto a pagare per ogni unità di gas. Il tutto viene misurato in una roba chiamata gwei, che è tipo il centesimo dell’ETH.

Se vuoi che la tua transazione venga processata in fretta — perché magari stai sfruttando una buona occasione o hai poca pazienza — allora puoi scegliere di pagare un po’ di più. È come quando dai una mancia al cameriere per farti servire prima. E funziona davvero, eh. Paghi di più, vieni servito prima. Altrimenti, finisci in fondo alla coda. E magari stai lì a rosicare mentre gli altri passano davanti.

Dopo l’aggiornamento EIP-1559 (sì, lo so, suona tipo codice di volo intergalattico), le cose si sono un po’ complicate ma anche rese più trasparenti. Ora c’è una “base fee” che viene bruciata (letteralmente scompare!) e puoi aggiungere una “mancia” opzionale. Il tutto si muove in base al traffico. Se la rete è intasata, paghi di più. Punto. Nessuna pietà.

Ma quindi perché devo pagarlo?

Eh, bella domanda. Te lo dico come lo direi a un amico: senza il gas fee, la blockchain non esisterebbe proprio. Le persone (o meglio, i nodi) che processano le transazioni sono incentivati dai guadagni in gas. Se togli il guadagno, chi glielo fa fare di lavorare? Esattamente: nessuno.

Il gas fee tiene in piedi tutto il sistema. Fa in modo che chi lavora nella rete venga pagato, che le transazioni vengano verificate, che i contratti intelligenti funzionino come promesso. È il cemento tra i mattoni di questo strano mondo digitale.

E poi, ti dirò di più: serve anche a tenere lontani gli scocciatori. Sì, perché se le transazioni fossero gratuite, ci sarebbe un’orda di bot pronti a intasare tutto con tonnellate di spazzatura. Il costo del gas è anche un filtro, un deterrente, una barriera d’ingresso. Se non vuoi pagare, forse è meglio che resti fuori. Duro, ma giusto.

Quando ti conviene pagare meno

Ora, passiamo alla parte più pratica. Ti svelo un trucco da veterano: non tutte le ore sono uguali per le transazioni. Ci sono momenti in cui la rete è super congestionata — di solito quando negli USA sono svegli e attivi — e altri in cui è più tranquilla. Tipo la notte fonda o la domenica mattina. Se puoi aspettare, fallo. Aspettare a volte è meglio che pagare con rabbia.

Ci sono anche soluzioni alternative, tipo le cosiddette Layer-2, che ti permettono di fare le stesse cose ma a prezzi ridicoli rispetto a Ethereum mainnet. Funzionano bene e risolvono un bel po’ di problemi, anche se non sono ancora la norma per tutti. Ma ci arriveremo. Anzi, ti consiglio di iniziare a informarti: il futuro delle blockchain passa anche da lì.

Il mio parere (spassionato)

Ti dico la verità: il gas fee all’inizio mi sembrava una fregatura. Perché devo pagare per usare un sistema che dovrebbe essere “libero”? Poi ho capito che la libertà, in realtà, ha un costo. La differenza è che qui lo vedi, è trasparente, non te lo mettono nascosto nelle clausole o nelle commissioni bancarie. E va bene così.

Oggi, se c’è una cosa che mi fa arrabbiare, è non poter prevedere quanto spenderò. Ma d’altra parte, è anche il bello del gioco. È come guidare in una città che conosci bene: sai dove sono i semafori, dove si forma traffico, dove puoi passare liscio. Con il tempo, impari anche a navigare il gas fee. E ti dirò, quasi ti ci affezioni.

Quindi, ricapitolando: cos’è il gas fee? È il biglietto d’ingresso per partecipare al futuro digitale. È il prezzo della libertà, della sicurezza e dell’efficienza. Fastidioso? Sì. Necessario? Assolutamente. E, a ben vedere, nemmeno così ingiusto.

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