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Criptovalute

GameStop investe 1.5 miliardi in Bitcoin e diventa il quarto player più importante del settore

  • Aprile 2, 2025
  • 4 min read
GameStop investe 1.5 miliardi in Bitcoin e diventa il quarto player più importante del settore

Una notizia che ha fatto tremare le scrivanie di Wall Street. GameStop, l’ex regina dei centri commerciali, si è reinventata ancora una volta. Dopo anni di saliscendi vertiginosi, tra meme stock e colpi di scena da manuale di finanza creativa, ha calato sul tavolo un asso: 1,5 miliardi di dollari investiti in Bitcoin.

Uno scossone alla politica finanziaria

Chi l’avrebbe mai detto che il colosso dei videogiochi usati avrebbe deciso di mettersi in tasca una fetta della criptovaluta più chiacchierata del pianeta? Eppure, è tutto nero su bianco: il 25 marzo 2025, il consiglio di amministrazione ha votato compatto per aggiornare la policy interna sugli investimenti. Il motivo? Semplice, ma non banale: Bitcoin entra ufficialmente a far parte delle riserve di tesoreria.

Non si tratta di una trovata estemporanea o di un colpo di testa. L’intenzione è chiara: blindare parte della liquidità in un asset che, nel bene o nel male, continua ad attirare capitali, attenzioni e scommesse.

I miliardi? Presi in prestito, ma con stile

Per mettere insieme una somma così corposa, GameStop ha fatto una mossa che sembra uscita da un romanzo finanziario a puntate. Ha piazzato sul mercato obbligazioni convertibili per l’equivalente esatto dell’importo da investire. Dovevano essere 1,3 miliardi, ma l’entusiasmo degli investitori ha fatto lievitare la cifra con l’opzione “greenshoe”, portandola a 1,5.

Non un centesimo preso a caso: ogni dollaro raccolto serve a finanziare direttamente l’acquisto di Bitcoin. Una strategia che, in altri tempi, avrebbe fatto sollevare più di un sopracciglio. Ma oggi? Oggi è quasi poesia industriale.

Le obbligazioni hanno scadenza nel 2030, ma è il meccanismo di conversione a rendere il tutto ancora più interessante: 33 azioni ogni mille dollari investiti. Un’operazione chirurgica, elegante, ma pericolosamente esposta ai venti del mercato.

Non è solo MicroStrategy a voler fare scuola

Impossibile non notare la somiglianza con le mosse da manuale di MicroStrategy, la società che ha fatto scuola negli ultimi anni accumulando un tesoretto di Bitcoin da far impallidire anche i più arditi. GameStop sembra volerle andare dietro, o magari affiancarla nel ruolo di paladina delle riserve decentralizzate.

Non è solo una questione di numeri o di branding. È identità. Entrare a gamba tesa nel mondo delle criptovalute significa rimescolare le carte, mandare un messaggio forte: “Non siamo più solo quel negozio dove si scambiavano DVD e controller”. Adesso è il turno della blockchain.

Il mercato applaude, poi si gratta la testa

Il bello? Il mercato inizialmente ha risposto con un’ovazione, facendo schizzare in alto il titolo GameStop nel giro di poche ore. Ma la festa è durata poco: già il giorno dopo, i listini hanno mostrato segni di nausea.

Il titolo ha perso il 22,1% in un solo giorno, come a dire: “Ok, la mossa è audace… ma siamo sicuri che sia saggia?”. D’altronde, se c’è una cosa che gli investitori detestano, è l’imprevedibilità. E Bitcoin, di imprevedibilità, è fatto a strati.

Nonostante tutto, la partita non è affatto chiusa. Il futuro dirà se si tratta di un’iniziativa geniale o di una miccia innescata troppo vicino al serbatoio.

La scommessa di GameStop: rinascita o roulette?

C’è un fascino sottile nel guardare un’azienda reinventarsi a ogni stagione. GameStop non è nuova a colpi di scena. Prima è diventata l’emblema dei trader retail, poi ha flirtato con il metaverso e l’NFT, ora si lancia nella finanza decentralizzata.

È un atto di coraggio, forse di incoscienza. Ma è anche una dichiarazione d’intenti. Come a dire: “Vogliamo restare in piedi. Anche se questo significa camminare sul filo del rasoio.”

Le implicazioni di questa scelta sono tante. In primo luogo, la visione di lungo periodo: GameStop non punta al breve sprint speculativo. Sta scommettendo sulla solidità futura del Bitcoin come riserva di valore. Poi c’è l’effetto dirompente sul settore retail: chi sarà il prossimo? Walmart? Best Buy?

Infine, la componente culturale. Un’azienda simbolo della vecchia economia da centro commerciale che si converte all’oro digitale. Un cambio di pelle che ha più a che fare con l’epoca in cui viviamo che con le cifre scritte nei bilanci.

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