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Criptovalute

Criptovalute, la Corea del Sud valuta un nuovo rinvio delle tasse sulle plusvalenze al 2029

  • Ottobre 29, 2026
  • 13 min read
Criptovalute, la Corea del Sud valuta un nuovo rinvio delle tasse sulle plusvalenze al 2029

La Corea del Sud potrebbe rinviare ancora una volta l’entrata in vigore della tassazione sui guadagni derivanti dalle criptovalute. La scadenza prevista per il 1° gennaio 2027 è tornata al centro del confronto politico, con una proposta parlamentare che punta a spostarla al 2029. Sarebbe il quarto rinvio di una misura approvata nel 2020 e mai diventata operativa per gli investitori privati secondo il calendario originario.

La possibilità di una nuova proroga, rilanciata da CoinDesk il 26 ottobre 2026, è legata soprattutto alle difficoltà di controllo delle operazioni effettuate attraverso piattaforme estere. Il governo sudcoreano teme che l’applicazione dell’imposta possa risultare disomogenea, penalizzando gli investitori che utilizzano exchange nazionali rispetto a quelli che operano tramite intermediari stranieri.

Al 29 ottobre 2026, tuttavia, il rinvio non è stato approvato. Il confronto del 28 ottobre tra rappresentanti del governo e del Partito Democratico, principale forza della maggioranza, si è concluso senza un accordo. La normativa vigente continua quindi a prevedere l’avvio della tassazione nel gennaio 2027.

La discussione coinvolge il Parlamento, il Ministero delle Finanze e dell’Economia, l’amministrazione fiscale e gli operatori del mercato. La questione centrale riguarda la capacità delle autorità di ricostruire correttamente i guadagni imponibili, soprattutto quando gli asset vengono acquistati, trasferiti e venduti attraverso piattaforme situate in Paesi differenti.

Tre rinvii dal 2020 e una quarta proroga ancora da decidere

La tassazione delle criptovalute in Corea del Sud ha una storia legislativa particolarmente travagliata. Il progetto è stato introdotto dal governo nel luglio 2020 e approvato dall’Assemblea nazionale nel dicembre dello stesso anno, con l’obiettivo iniziale di applicare l’imposta a partire dal 1° gennaio 2022.

La prima proroga ha spostato la scadenza al 2023. Successivamente l’entrata in vigore è stata rinviata al 2025, mentre un ulteriore intervento legislativo, approvato nel dicembre 2024, ha fissato il termine attualmente valido al 1° gennaio 2027.

Le motivazioni delle precedenti decisioni hanno riguardato la necessità di predisporre strumenti adeguati per il controllo delle transazioni, chiarire il trattamento fiscale di determinate operazioni e rafforzare la protezione degli investitori. Nel frattempo il settore è cresciuto e si sono diffuse modalità di negoziazione più articolate rispetto alla semplice compravendita di bitcoin.

Il 16 ottobre 2026, il deputato Park Min-kyu del Partito Democratico ha presentato una proposta di modifica della legge sull’imposta sul reddito per posticipare l’applicazione delle nuove disposizioni al 2029. L’iniziativa ha raccolto il sostegno di altri parlamentari della maggioranza e di un esponente del Rebuilding Korea Party.

Anche nell’opposizione sono emerse richieste analoghe. Il 21 ottobre Park Soo-young, rappresentante del People Power Party, ha sostenuto pubblicamente la necessità di concedere altri due anni agli operatori e all’amministrazione fiscale per prepararsi.

Le posizioni favorevoli al rinvio non coincidono necessariamente con una contrarietà all’imposta. Una parte del Parlamento ritiene legittimo tassare i redditi generati dagli investimenti digitali, ma considera prematuro applicare il sistema senza strumenti di verifica sufficientemente affidabili.

La distinzione è decisiva sul piano legislativo. La proposta di Park Min-kyu costituisce un’iniziativa parlamentare, non una modifica già entrata in vigore. Per cambiare la scadenza occorrono l’esame nelle commissioni competenti, l’approvazione dell’Assemblea nazionale e il completamento dell’iter previsto dall’ordinamento sudcoreano.

Le verifiche sulle piattaforme estere complicano il sistema fiscale

Il principale ostacolo riguarda la disponibilità dei dati sulle transazioni internazionali. Le autorità sudcoreane possono acquisire informazioni dagli operatori nazionali soggetti agli obblighi locali, mentre la ricostruzione delle operazioni effettuate attraverso exchange stranieri presenta difficoltà maggiori.

Un investitore potrebbe acquistare criptovalute su una piattaforma, trasferirle in un portafoglio personale e rivenderle successivamente attraverso un intermediario con sede all’estero. Stabilire il guadagno effettivo richiede di conoscere il prezzo di acquisto, le commissioni sostenute, gli eventuali scambi intermedi e il valore ottenuto al momento della cessione.

Senza una documentazione completa, la verifica fiscale diventa più complessa. Il problema riguarda sia i controlli dell’amministrazione sia la possibilità per i contribuenti di dimostrare correttamente i costi sostenuti.

Il 20 ottobre il viceministro delle Finanze Kwon Dae-young ha incontrato rappresentanti dell’industria e specialisti del settore. Nel corso del confronto è stata ribadita la necessità di accompagnare l’introduzione dell’imposta con infrastrutture fiscali adeguate e un sistema normativo capace di disciplinare le caratteristiche delle transazioni digitali.

Le dichiarazioni hanno alimentato le aspettative di una proroga, senza rappresentare un impegno formale del governo.

Il 28 ottobre la questione è stata nuovamente esaminata in una riunione tra esponenti del Partito Democratico e funzionari del Ministero delle Finanze e dell’Economia. Secondo quanto riferito dall’agenzia Yonhap, il deputato Oh Gi-hyoung ha confermato la presenza di opinioni differenti: alcuni partecipanti hanno ricordato che il provvedimento è già stato rinviato tre volte, mentre altri hanno chiesto ulteriori interventi correttivi.

L’incontro non ha prodotto una decisione definitiva. Per il 30 ottobre è previsto un confronto con i rappresentanti dei cinque principali exchange sudcoreani, Upbit, Bithumb, Coinone, Korbit e GOPAX, finalizzato a valutare la preparazione degli operatori e le difficoltà ancora presenti nella raccolta dei dati fiscali.

La tassazione delle criptovalute in Corea del Sud rimane quindi una questione aperta, sulla quale governo e Parlamento devono ancora raggiungere un’intesa.

Il ruolo dello scambio internazionale dei dati e la scadenza del 2029

L’anno indicato nella proposta di rinvio non è casuale. Il calendario è collegato al Crypto-Asset Reporting Framework, conosciuto come CARF, sviluppato dall’OCSE per favorire lo scambio automatico di informazioni fiscali sulle transazioni in cripto-attività.

Il sistema prevede che gli operatori interessati raccolgano informazioni sui clienti e sulle operazioni rilevanti, trasmettendole alle rispettive amministrazioni fiscali. Le autorità dei Paesi aderenti possono successivamente scambiarsi i dati secondo procedure standardizzate.

La Corea del Sud rientra tra le giurisdizioni impegnate nell’attuazione del quadro internazionale, con scambi previsti dal 2027. Gli Stati Uniti, invece, hanno indicato un calendario che porta al 2029.

Questa differenza temporale è diventata un elemento rilevante nel dibattito sudcoreano. Se i dati provenienti dalle piattaforme statunitensi non fossero disponibili attraverso il nuovo meccanismo negli stessi tempi di quelli raccolti in Corea, gli uffici fiscali potrebbero incontrare maggiori difficoltà nell’accertamento delle operazioni effettuate all’estero.

Il problema non riguarda esclusivamente l’evasione fiscale. È in discussione anche la parità di trattamento tra contribuenti che effettuano operazioni economicamente equivalenti utilizzando intermediari differenti.

L’adesione al CARF, comunque, non garantisce automaticamente la conoscenza completa di ogni transazione. L’efficacia dello scambio dipende dalle norme nazionali, dalle categorie di operatori coinvolti, dalla qualità delle informazioni raccolte e dall’effettiva operatività degli accordi tra le amministrazioni.

I sostenitori della proroga ritengono che attendere il 2029 consentirebbe di ridurre queste differenze e predisporre controlli più omogenei. Una posizione diversa considera invece possibile avviare la tassazione nel 2027, perfezionando progressivamente i sistemi informativi e le procedure di accertamento.

Il CARF è uno strumento di trasparenza fiscale, non una legge che stabilisce quando un Paese debba iniziare a tassare i guadagni sulle criptovalute. La scelta della data di applicazione resta di competenza del legislatore sudcoreano.

Quali guadagni sarebbero tassati e come funzionerebbe l’imposta

La normativa attualmente prevista per il 2027 riguarda principalmente i redditi delle persone fisiche residenti derivanti dalla cessione o dal prestito di cripto-attività.

Il sistema stabilisce una deduzione di base annuale di 2,5 milioni di won e un’aliquota del 20% sulla parte imponibile, alla quale si aggiunge la componente fiscale locale. L’incidenza complessiva normalmente indicata è quindi del 22%.

L’imposta non viene calcolata sull’intero valore delle criptovalute possedute. La base imponibile dipende dai redditi realizzati nelle operazioni rilevanti, dopo la deduzione dei costi riconosciuti e l’applicazione della franchigia annuale.

Un esempio ipotetico aiuta a chiarire il funzionamento. Se un contribuente realizzasse nell’anno un guadagno netto fiscalmente riconosciuto di 10 milioni di won, la franchigia ridurrebbe l’importo imponibile a 7,5 milioni. Applicando l’aliquota complessiva del 22%, il prelievo sarebbe pari a 1,65 milioni di won, senza considerare eventuali particolarità della situazione individuale.

La disciplina prende in considerazione anche gli scambi tra criptovalute differenti. Non è quindi corretto presumere che un’operazione possa assumere rilevanza fiscale soltanto quando l’investitore converte gli asset in valuta tradizionale.

Per determinare i redditi imponibili occorre ricostruire il valore delle operazioni, applicando i criteri previsti per il calcolo dei costi di acquisizione e delle spese riconosciute.

Un aspetto specifico riguarda le criptovalute acquistate prima dell’entrata in vigore del sistema. La documentazione dell’amministrazione fiscale sudcoreana prevede, per gli asset già detenuti alla vigilia dell’applicazione, un criterio che considera il maggiore tra il costo originario e il valore di mercato alla data di riferimento stabilita dalla normativa.

Secondo il calendario attualmente vigente, il riferimento è il 31 dicembre 2026. Un eventuale rinvio renderebbe necessario verificare anche gli adeguamenti delle disposizioni collegate alla decorrenza dell’imposta, senza presumere che tutte le regole operative restino automaticamente identiche.

Per i residenti, le dichiarazioni relative ai redditi dell’anno precedente sono previste nel mese di maggio. Se la tassazione iniziasse effettivamente nel gennaio 2027, la prima dichiarazione dei relativi redditi dovrebbe essere presentata nel maggio 2028.

La disciplina contiene inoltre disposizioni specifiche per i soggetti non residenti e per determinate operazioni di soggetti esteri, con meccanismi di ritenuta e possibili effetti delle convenzioni contro le doppie imposizioni. Non si tratta di un’estensione automatica della stessa franchigia e della medesima modalità dichiarativa prevista per i residenti.

Le questioni ancora aperte sui costi e sulle perdite

Le difficoltà operative non si limitano alla raccolta dei dati internazionali. Il mercato delle criptovalute comprende trasferimenti tra portafogli, scambi tra token, attività di prestito e altre operazioni che richiedono una qualificazione fiscale precisa.

La corretta identificazione del costo di acquisto rappresenta uno dei passaggi più delicati. Se un contribuente ha effettuato numerosi acquisti dello stesso asset a prezzi differenti, il sistema deve disporre di criteri uniformi per determinare il costo fiscalmente riconosciuto al momento della vendita.

Le istruzioni del National Tax Service prevedono per i residenti il metodo del costo medio complessivo. La disciplina contempla inoltre particolari criteri per le situazioni nelle quali non sia possibile documentare adeguatamente il costo effettivo di determinate cripto-attività.

Resta poi il trattamento delle perdite. Secondo le ricostruzioni della normativa attualmente prevista, i risultati positivi e negativi delle operazioni rilevanti possono concorrere al calcolo annuale, ma non è contemplato un ordinario meccanismo di riporto delle perdite agli esercizi successivi.

Questo elemento ha alimentato le contestazioni di parte degli investitori, soprattutto in presenza di mercati caratterizzati da forti oscillazioni.

Un contribuente potrebbe registrare una perdita significativa in un anno e realizzare un utile nell’esercizio seguente, senza poter necessariamente utilizzare la perdita precedente per ridurre il nuovo reddito imponibile.

Le associazioni e gli operatori favorevoli alla proroga chiedono quindi maggiore chiarezza sulle modalità di calcolo e sulle responsabilità degli intermediari nella produzione della documentazione fiscale.

Il dibattito sulla tassazione delle criptovalute in Corea del Sud riguarda così anche la struttura del tributo, oltre alla sua data di entrata in vigore.

La posizione del governo e le resistenze a un altro rinvio

L’amministrazione fiscale sudcoreana ha continuato a preparare l’applicazione delle disposizioni previste per il 2027. Il National Tax Service mantiene pubblicate le indicazioni sui redditi imponibili, sui costi deducibili, sulle aliquote e sugli obblighi dichiarativi.

La documentazione ufficiale continua a fare riferimento al rinvio approvato nel dicembre 2024, senza recepire alcuna nuova proroga al 2029.

Il Ministero delle Finanze e dell’Economia, invece, deve valutare le implicazioni tecniche e politiche di un’ulteriore modifica legislativa.

Da una parte si colloca il principio secondo cui i redditi derivanti dalle criptovalute dovrebbero concorrere al sistema fiscale, evitando differenze ingiustificate rispetto ad altre forme di investimento. Dall’altra emerge la preoccupazione che un’imposta applicata con strumenti di controllo incompleti possa produrre disparità tra contribuenti.

La questione è particolarmente rilevante per un mercato con una forte partecipazione degli investitori privati.

Secondo dati delle autorità finanziarie sudcoreane riportati dalla stampa economica locale, alla fine di giugno 2026 risultavano oltre 11 milioni di conti abilitati alla negoziazione di cripto-attività. Il dato comprende anche eventuali duplicazioni tra diverse piattaforme e non corrisponde necessariamente allo stesso numero di investitori distinti.

La diffusione degli investimenti digitali rende la decisione fiscalmente e politicamente sensibile. Un ulteriore rinvio potrebbe essere accolto favorevolmente da una parte degli operatori, ma aprirebbe anche interrogativi sulla capacità delle istituzioni di attuare una normativa già approvata sei anni prima.

Nel confronto parlamentare del 28 ottobre è emersa proprio questa differenza di valutazione. Il principio della tassazione non è stato sostanzialmente messo in discussione, mentre manca ancora un accordo sulla possibilità di rendere operativo il prelievo nei tempi stabiliti.

La decisione dovrà essere affrontata durante l’esame delle modifiche fiscali in Parlamento, con ulteriori consultazioni previste nelle settimane successive.

Il rinvio non riguarda IVA, imposte societarie e antiriciclaggio

La discussione sulla tassazione delle criptovalute in Corea del Sud richiede una distinzione tra categorie di obblighi che rispondono a norme e finalità differenti.

La proposta al centro del confronto politico riguarda la decorrenza dell’imposizione sui redditi derivanti dalle operazioni in cripto-attività, secondo le disposizioni della legge sull’imposta sul reddito.

Non equivale a una sospensione generale della fiscalità applicabile al settore.

Le imprese che operano con criptovalute possono essere interessate da obblighi tributari societari distinti, mentre il trattamento dell’imposta sul valore aggiunto dipende dalle disposizioni applicabili alle specifiche operazioni e prestazioni.

Analogamente, un eventuale rinvio della tassazione dei guadagni individuali non elimina gli obblighi di identificazione della clientela, verifica delle operazioni sospette e prevenzione del riciclaggio.

Gli exchange sudcoreani continuano a operare all’interno del quadro regolamentare previsto per i fornitori di servizi relativi agli asset virtuali. La disciplina sulla protezione degli utenti, entrata in vigore nel luglio 2024, introduce obblighi specifici riguardanti la custodia degli asset dei clienti e altre misure di tutela.

Rimane inoltre aperto il percorso legislativo relativo al Digital Asset Basic Act, destinato a sviluppare ulteriormente la regolamentazione del mercato.

Alcuni rappresentanti dell’industria ritengono opportuno completare questo quadro prima dell’avvio dell’imposta sulle plusvalenze. La necessità di un coordinamento tra le norme, tuttavia, costituisce un argomento politico e tecnico a favore del rinvio, non una condizione giuridica che sospende automaticamente la normativa fiscale già approvata.

Cosa cambia per gli investitori se la scadenza passa al 2029

Un’eventuale approvazione della proposta comporterebbe lo slittamento di due anni dell’inizio del nuovo regime di imposizione sui guadagni individuali, rispetto alla data attualmente prevista.

Le conseguenze concrete dipenderebbero però dal testo definitivo della modifica legislativa. Andrebbero verificate le disposizioni transitorie, i criteri di valorizzazione degli asset acquistati in precedenza e le eventuali modifiche agli obblighi documentali.

Il semplice spostamento della decorrenza non risolverebbe automaticamente tutte le difficoltà emerse nella discussione.

Gli intermediari dovrebbero comunque preparare sistemi capaci di ricostruire le operazioni rilevanti, mentre i contribuenti avrebbero interesse a conservare informazioni sui prezzi di acquisto, sulle commissioni e sui trasferimenti tra piattaforme e portafogli.

Anche lo scambio internazionale dei dati richiederebbe un’attuazione concreta. La disponibilità di informazioni provenienti da un numero maggiore di Paesi migliorerebbe le possibilità di controllo, senza eliminare le complessità derivanti da transazioni non documentate o da operatori situati fuori dai sistemi di cooperazione.

Non vi sono neppure elementi sufficienti per affermare che un rinvio produrrebbe automaticamente un aumento delle quotazioni di bitcoin o delle altre criptovalute. La fiscalità può incidere sulle scelte degli investitori e sull’organizzazione degli intermediari, ma i prezzi dipendono da molteplici variabili, comprese liquidità, condizioni macroeconomiche e andamento della domanda internazionale.

La tassazione delle criptovalute in Corea del Sud rappresenta quindi, prima di tutto, una questione di politica fiscale e capacità amministrativa.

La scadenza più vicina riguarda ora il Parlamento. La commissione competente dovrebbe avviare dal 2 novembre l’esame delle proposte fiscali, mentre il governo e la maggioranza sono chiamati a definire una posizione comune nelle consultazioni successive.

Fino all’approvazione di una modifica della legge sull’imposta sul reddito, il 1° gennaio 2027 resta la data ufficiale di avvio dell’imposizione sui guadagni da cripto-attività. Il 2029 è una possibilità legislativa concreta, sostenuta da iniziative parlamentari e discussioni istituzionali, ma non ancora una scadenza stabilita dalla legge.

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