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Blockchain

Euro digitale, chiuse le candidature dei commercianti: la BCE prepara la sperimentazione del 2027

  • Ottobre 31, 2026
  • 13 min read
Euro digitale, chiuse le candidature dei commercianti: la BCE prepara la sperimentazione del 2027

La Banca centrale europea ha chiuso il 27 ottobre 2026 la raccolta delle candidature dei commercianti interessati a partecipare alla sperimentazione dell’euro digitale. Il programma entrerà nella fase operativa nella seconda metà del 2027 e coinvolgerà 36 prestatori di servizi di pagamento, esercenti selezionati e personale della BCE e di 19 banche centrali nazionali. L’obiettivo è verificare il funzionamento di una versione sperimentale della nuova moneta in operazioni quotidiane, dagli acquisti nei negozi ai pagamenti online, fino ai trasferimenti di denaro tra persone.

Le domande degli esercenti dovevano essere presentate entro le ore 17 del 27 ottobre. La BCE ha avviato la valutazione delle candidature e prevede di comunicare gli esiti della selezione entro l’inizio del 2027. La sperimentazione durerà inizialmente dodici mesi e servirà a raccogliere informazioni sulla sicurezza, sull’affidabilità tecnica e sull’esperienza degli utilizzatori.

Il progetto euro digitale 2027 entra così in una fase più concreta, nella quale le verifiche tecniche saranno affiancate da transazioni effettuate in condizioni operative controllate. La sperimentazione, tuttavia, non equivale all’introduzione della moneta digitale nell’area euro. La BCE ha ribadito che una decisione definitiva sull’emissione potrà essere presa soltanto dopo l’approvazione della normativa europea.

Come saranno selezionati i commercianti per il programma pilota

La richiesta di manifestazioni d’interesse rivolta agli esercenti è stata pubblicata il 15 settembre 2026. L’iniziativa riguarda principalmente le attività di commercio elettronico e mobile commerce, chiamate a verificare l’accettazione dei pagamenti attraverso la versione beta dell’euro digitale.

Gli operatori selezionati dovranno integrare il nuovo metodo di pagamento nei propri sistemi di acquisto, collaborando con uno dei prestatori di servizi di pagamento coinvolti nella sperimentazione. Le transazioni avverranno in un ambiente controllato, con procedure progettate per riprodurre il più fedelmente possibile le caratteristiche di un futuro sistema utilizzabile su larga scala.

La BCE valuterà le candidature sulla base di requisiti di ammissibilità e criteri ponderati relativi alla presenza geografica, alla preparazione operativa e alla capacità di contribuire agli obiettivi del programma. Una condizione rilevante riguarda la possibilità di servire partecipanti situati in almeno due località coinvolte nel progetto.

La selezione non è limitata alle imprese con sede nell’area euro. Possono essere ammesse anche attività stabilite legalmente in altri Paesi dell’Unione europea, purché rispettino i requisiti geografici e operativi previsti. Alcuni settori commerciali sono invece esclusi in considerazione dei rischi operativi e reputazionali.

Gli esercenti scelti attraverso la procedura dovranno sottoscrivere un accordo di partecipazione con la BCE e disporre di un rapporto contrattuale con un prestatore di servizi di pagamento incaricato dell’accettazione delle transazioni.

La partecipazione non prevede compensi economici specifici. I commercianti riceveranno il pagamento dei beni o dei servizi acquistati durante la sperimentazione, ma non saranno rimborsati per gli eventuali costi sostenuti per adeguare i propri sistemi. Per i servizi di pagamento forniti nell’ambito del pilota non saranno invece tenuti a versare commissioni ai prestatori partecipanti.

Il numero definitivo degli esercenti ammessi dipenderà dalle candidature considerate idonee e dalla necessità di assicurare una copertura adeguata delle diverse situazioni di utilizzo. Alla chiusura del 27 ottobre non risultava ancora comunicato un elenco definitivo dei commercianti selezionati.

Trentasei operatori finanziari coinvolti nella preparazione

Il coinvolgimento dei prestatori di servizi di pagamento è iniziato prima della selezione degli esercenti. La BCE aveva aperto il relativo procedimento il 5 marzo 2026, raccogliendo le candidature fino al 14 maggio. Sono arrivate oltre cinquanta manifestazioni d’interesse e, il 14 luglio, l’istituzione ha annunciato la scelta di 36 operatori, comprendenti banche e intermediari non bancari.

La selezione ha tenuto conto della diversità dei modelli commerciali, delle dimensioni degli operatori e della distribuzione geografica. L’intenzione è verificare il funzionamento dell’infrastruttura attraverso soggetti con caratteristiche differenti, evitando che i risultati dipendano dalle condizioni operative di un’unica categoria di intermediari.

Nel progetto euro digitale 2027, i prestatori di servizi di pagamento avranno due possibili responsabilità. Alcuni opereranno nella distribuzione, mettendo a disposizione degli utenti gli strumenti necessari per effettuare pagamenti e gestire i fondi. Altri si occuperanno dell’accettazione presso gli esercenti, attraverso soluzioni integrate nei punti vendita fisici e nei sistemi di commercio elettronico. Un medesimo intermediario potrà svolgere entrambe le attività.

Gli utenti potranno accedere ai servizi sperimentali attraverso un’applicazione messa a disposizione dall’Eurosistema oppure mediante funzionalità integrate nelle applicazioni dei prestatori partecipanti.

La fase di sviluppo, avviata nel terzo trimestre del 2026, comprende l’integrazione con la piattaforma dei servizi per l’euro digitale, denominata Digital Euro Service Platform, i test delle applicazioni, le verifiche dei sistemi informatici e le procedure di certificazione delle componenti operative.

Un ruolo centrale spetta alle banche centrali nazionali. La BCE coordina il programma a livello europeo, mentre le istituzioni nazionali costituiscono il principale interlocutore operativo degli intermediari presenti nei rispettivi Paesi.

Le banche centrali forniranno la documentazione tecnica, faciliteranno le operazioni di liquidità connesse alla sperimentazione e raccoglieranno le valutazioni degli operatori e degli utenti.

Il programma coinvolge la BCE e 19 banche centrali nazionali, fra cui la Banca d’Italia. La distribuzione geografica permette di verificare il funzionamento dei servizi in mercati con infrastrutture, abitudini di pagamento e caratteristiche operative differenti.

Pagamenti nei negozi, acquisti online e trasferimenti tra persone

Le verifiche previste riguarderanno quattro modalità principali di pagamento. Due interessano i trasferimenti tra persone, mentre le altre due sono dedicate agli acquisti presso gli esercizi commerciali.

La prima modalità consentirà di inviare denaro a un altro partecipante attraverso una connessione Internet, utilizzando un identificativo associato al destinatario. La seconda riguarderà i trasferimenti offline tra dispositivi vicini, attraverso la tecnologia NFC, senza necessità di collegamento alla rete durante l’operazione.

Sul versante commerciale saranno sperimentati i pagamenti nei negozi fisici mediante avvicinamento dei dispositivi e quelli effettuati sulle piattaforme di commercio elettronico.

Nei punti vendita, il commerciante potrà utilizzare una soluzione SoftPOS, che consente di ricevere pagamenti attraverso un dispositivo compatibile senza dover necessariamente ricorrere a un terminale tradizionale dedicato. Per questa modalità, la transazione richiederà la connessione Internet dei dispositivi coinvolti.

Negli acquisti online, invece, l’utente potrà selezionare la versione beta dell’euro digitale al momento del pagamento. Il sistema dovrà consentire il passaggio all’applicazione di pagamento, la verifica dei dettagli dell’operazione, l’autenticazione e la conferma della transazione.

La distinzione tra queste modalità è rilevante perché permette di valutare aspetti tecnici differenti. Nei pagamenti a distanza assumono particolare importanza l’integrazione delle applicazioni e l’identificazione corretta dei destinatari. Nei trasferimenti offline diventano essenziali la gestione sicura del valore e la capacità dei dispositivi di completare l’operazione senza una connessione attiva.

La sperimentazione coinvolgerà inizialmente una platea limitata. Gli utenti individuali saranno dipendenti delle banche centrali partecipanti, mentre i commercianti costituiranno il gruppo di utilizzatori professionali autorizzati.

Il progetto euro digitale 2027 non comporterà quindi la disponibilità generalizzata di un portafoglio digitale della BCE per tutti i cittadini europei. La limitazione dei partecipanti consentirà di osservare il comportamento dell’infrastruttura e intervenire sulle eventuali criticità prima di qualsiasi decisione di diffusione pubblica.

La versione beta non coincide con l’euro digitale definitivo

La natura giuridica dello strumento utilizzato nei test richiede una distinzione precisa. La versione beta sarà un mezzo di pagamento digitale emesso dalle banche centrali dell’Eurosistema a fronte dei fondi ricevuti dai prestatori partecipanti. Tale emissione determinerà una passività dell’Eurosistema verso terzi, registrata nei suoi conti.

Per la componente online, la BCE ha chiarito che lo strumento sarà trattato come moneta scritturale nell’ambito delle disposizioni applicabili ai servizi di pagamento. Non costituirà una banconota o una moneta metallica e non darà luogo all’apertura di un conto direttamente presso la BCE o un’altra banca centrale dell’Eurosistema.

I partecipanti dovranno invece utilizzare un conto presso uno dei prestatori di servizi di pagamento coinvolti.

Questa impostazione consente di effettuare verifiche operative prima dell’eventuale entrata in vigore del regime giuridico specifico previsto per l’euro digitale definitivo.

La versione sperimentale resterà circoscritta al programma pilota e non dovrà essere confusa con una moneta già introdotta per l’utilizzo ordinario dei cittadini. Durante i test continueranno ad applicarsi le disposizioni pertinenti in materia di servizi di pagamento, trattamento dei dati personali e contrasto al riciclaggio.

La distinzione riguarda anche la responsabilità degli intermediari. Le banche e gli altri operatori selezionati forniranno servizi connessi alla sperimentazione, senza che la loro partecipazione costituisca un’autorizzazione ad avviare autonomamente prodotti commerciali presentati come euro digitale ufficiale.

Quali differenze rispetto alle stablecoin e alle criptovalute

L’euro digitale, qualora venisse emesso, rappresenterebbe una forma elettronica di moneta di banca centrale destinata ai pagamenti al dettaglio. Sarebbe denominato in euro e affiancherebbe il contante, senza sostituirlo.

La caratteristica distintiva risiederebbe nella natura dell’emittente. Il valore sarebbe una passività della banca centrale, mentre i depositi bancari ordinari rappresentano passività degli istituti commerciali presso i quali sono detenuti.

Le stablecoin private, pur potendo essere ancorate al valore dell’euro, seguono un modello differente. Sono emesse da soggetti privati e la loro stabilità dipende dalla struttura giuridica dello strumento, dalla gestione delle riserve, dai diritti di rimborso e dalle garanzie previste dalla normativa applicabile.

Una stablecoin regolamentata può offrire specifiche tutele ai possessori, ma non diventa per questo una passività della Banca centrale europea.

Le criptovalute decentralizzate, come Bitcoin, presentano caratteristiche ancora diverse. Non sono emesse da una banca centrale e il loro valore di mercato è determinato dalle contrattazioni. La loro architettura può utilizzare una blockchain pubblica, con registrazioni distribuite tra i partecipanti alla rete.

L’euro digitale non deve invece essere identificato automaticamente con un token blockchain. La documentazione ufficiale del programma pilota descrive un’infrastruttura di pagamento coordinata dall’Eurosistema e collegata agli intermediari autorizzati. Non stabilisce che la moneta debba essere necessariamente rappresentata da token trasferiti su una blockchain pubblica.

La distinzione è essenziale anche per comprendere le finalità del progetto. La BCE intende verificare la possibilità di mettere a disposizione dei cittadini uno strumento di pagamento pubblico utilizzabile nell’economia digitale, mantenendo la denominazione e il valore della moneta comune.

Il progetto euro digitale 2027 si concentra pertanto sulla capacità di eseguire e regolare pagamenti, sulla sicurezza delle operazioni e sull’integrazione con i servizi finanziari esistenti. Non riguarda la creazione di una criptovaluta destinata alla negoziazione sui mercati.

Il percorso legislativo europeo resta determinante

La Commissione europea ha presentato il 28 giugno 2023 la proposta di regolamento per l’istituzione dell’euro digitale, accompagnata da iniziative riguardanti il ruolo e l’accessibilità del contante.

Il progetto legislativo disciplina gli aspetti che non possono essere definiti autonomamente attraverso le sperimentazioni tecniche: lo status giuridico della moneta, le modalità di distribuzione, i diritti degli utilizzatori, gli obblighi degli intermediari e le condizioni di accettazione dei pagamenti.

Il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto una posizione negoziale il 19 dicembre 2025. Il testo concordato prevede la possibilità di utilizzare l’euro digitale sia online sia offline e introduce disposizioni relative alla riservatezza, alla remunerazione degli intermediari e alla protezione del sistema finanziario.

Tra i punti affrontati vi sono i limiti alle somme detenibili in euro digitale, concepiti per evitare trasferimenti eccessivi di depositi dalle banche commerciali alla moneta di banca centrale. La definizione concreta delle soglie rientrerebbe nei meccanismi previsti dalla futura disciplina.

La posizione del Consiglio contempla inoltre la gratuità di determinati servizi di base per i consumatori, come l’apertura e la chiusura dei rapporti necessari all’utilizzo della moneta e l’esecuzione delle operazioni di pagamento ordinarie.

Per i commercianti e gli intermediari sono invece previste regole specifiche sulle commissioni, con l’obiettivo di contenere i costi e garantire condizioni sostenibili per la distribuzione del nuovo strumento.

Si tratta, tuttavia, di disposizioni inserite nel percorso legislativo, non di caratteristiche già operative di un euro digitale disponibile al pubblico.

Al 29 ottobre 2026, la posizione negoziale adottata dal Consiglio non equivale all’approvazione definitiva del regolamento europeo. Il procedimento richiede l’accordo dei colegislatori, Parlamento europeo e Consiglio, sul testo finale.

Soltanto dopo l’adozione del quadro normativo la BCE potrà decidere se procedere effettivamente all’emissione.

L’istituzione monetaria ha indicato il 2029 come possibile orizzonte per una prima introduzione, subordinando tale prospettiva all’avanzamento del procedimento legislativo. La data non costituisce quindi un impegno definitivo di lancio.

Una sperimentazione decisiva anche per banche e sistemi di pagamento

Il rapporto con gli intermediari finanziari sarà uno degli elementi più osservati durante il programma pilota. La BCE non prevede di sostituire le banche e i prestatori di servizi di pagamento nella gestione quotidiana dei rapporti con gli utenti.

Il modello allo studio assegna agli intermediari un ruolo nella distribuzione dei servizi, mentre l’Eurosistema mantiene le responsabilità connesse alla moneta di banca centrale e all’infrastruttura comune.

Questa architettura dovrà dimostrare di poter funzionare con applicazioni differenti e operatori di dimensioni diverse. La presenza di 36 prestatori permette di verificare le procedure di accesso, le operazioni di liquidità, l’elaborazione delle transazioni e la gestione delle anomalie.

Per gli esercenti, la sperimentazione sarà utile a valutare l’integrazione del nuovo strumento nei normali processi di vendita. Un pagamento deve essere riconosciuto correttamente dal sistema commerciale, registrato nei tempi previsti e gestito anche quando intervengono problemi tecnici o richieste di rimborso.

Il programma comprenderà infatti verifiche sui rimborsi collegati agli acquisti, considerati una componente delle normali operazioni commerciali e non una categoria autonoma di pagamento.

Particolare attenzione sarà dedicata anche all’usabilità. Un sistema tecnicamente affidabile potrebbe incontrare difficoltà di diffusione se le procedure risultassero troppo complesse per i consumatori o richiedessero interventi onerosi da parte dei commercianti.

Il coinvolgimento diretto degli esercenti consentirà di raccogliere indicazioni sulle modalità di integrazione nei processi di pagamento esistenti, sulle difficoltà di utilizzo e sugli eventuali adeguamenti necessari.

Le verifiche del 2027 e le prossime scadenze

La sperimentazione prevista nella seconda metà del 2027 avrà una durata ordinaria di dodici mesi, con la possibilità di una proroga fino a sei mesi secondo le condizioni contrattuali applicabili ai prestatori partecipanti.

Una parte del lavoro si svolgerà quindi nel 2028, quando l’Eurosistema potrà utilizzare le informazioni raccolte per perfezionare le specifiche tecniche e le procedure operative.

I risultati non determineranno automaticamente il passaggio all’emissione definitiva. Serviranno a valutare quanto l’infrastruttura sia pronta e quali modifiche siano eventualmente necessarie prima di mettere il sistema a disposizione di una platea più ampia.

La BCE dovrà inoltre mantenere il progetto allineato al quadro legislativo europeo, che potrebbe incidere sulle caratteristiche definitive dello strumento.

Il progetto euro digitale 2027 presenta anche un risvolto legato alla sicurezza delle comunicazioni. La BCE ha segnalato la circolazione di email, lettere e siti fraudolenti che invitano cittadini e imprese a investire nell’euro digitale o a partecipare a presunti programmi di accesso anticipato. L’istituzione non richiede investimenti o versamenti di denaro per aderire a queste iniziative.

Dopo la chiusura delle candidature del 27 ottobre, il prossimo passaggio operativo sarà la comunicazione degli esercenti selezionati, attesa entro l’inizio del 2027. Saranno questi operatori, insieme ai prestatori di servizi di pagamento già individuati e alle banche centrali coinvolte, a verificare sul campo se il sistema riesce a gestire le transazioni previste con la continuità e l’affidabilità richieste a un futuro mezzo di pagamento pubblico europeo.

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