ATTENZIONEDesideri collaborare con DigitalAsset.blog?Scrivi a info@digitalasset.blog
Criptovalute

Stablecoin, mercato a 305 miliardi di dollari: CoinDesk registra il rallentamento di USDC e nuovi record per gli asset tokenizzati

  • Novembre 1, 2026
  • 13 min read
Stablecoin, mercato a 305 miliardi di dollari: CoinDesk registra il rallentamento di USDC e nuovi record per gli asset tokenizzati

Il mercato delle stablecoin raggiunge una capitalizzazione di 305,5 miliardi di dollari a ottobre 2026, con una crescita mensile limitata allo 0,10%. Il dato arriva dal rapporto di CoinDesk Research pubblicato il 28 ottobre, Stablecoin Supply Stalls as USDC Contracts, While Tokenized Assets Hit Record Highs, che documenta un settore sostanzialmente stabile mentre alcune delle principali valute digitali ancorate al dollaro registrano una contrazione.

La fotografia è diversa per gli asset finanziari tokenizzati, il cui valore complessivo sale a 34,5 miliardi di dollari, dopo aver raggiunto un massimo storico di 34,9 miliardi il 16 ottobre. A sostenere il segmento sono soprattutto il credito privato e i metalli preziosi, mentre obbligazioni e fondi monetari tokenizzati mostrano una flessione.

Il mercato delle stablecoin ottobre 2026 presenta quindi due dinamiche distinte: una crescita quasi nulla dell’offerta complessiva delle valute digitali stabili e un’espansione selettiva degli strumenti finanziari rappresentati sulla blockchain. Anche all’interno della tokenizzazione, tuttavia, l’aumento del valore degli asset non coincide necessariamente con una maggiore attività di negoziazione.

Stablecoin, capitalizzazione stabile e volumi in diminuzione

Secondo CoinDesk Research, la capitalizzazione delle stablecoin cresce dello 0,10% rispetto al precedente periodo di rilevazione, segnando il secondo incremento mensile consecutivo nella serie utilizzata per il rapporto. Il valore rimane comunque inferiore del 3,67% al massimo registrato a maggio 2026.

La quota delle stablecoin rispetto alla capitalizzazione complessiva delle criptovalute passa dal 10,5% al 10,6%. L’aumento della dominanza è contenuto e si accompagna a una diminuzione dello 0,63% del mercato più ampio degli asset digitali, secondo il confronto riportato dalla ricerca.

La crescita percentuale della dominanza non costituisce quindi, da sola, una prova di nuovi afflussi di capitale. Può dipendere anche dalla diversa evoluzione dei valori di mercato delle criptovalute e delle stablecoin.

Un segnale di rallentamento arriva dagli scambi. Il volume medio giornaliero delle coppie che comprendono stablecoin sugli exchange centralizzati scende del 2,54%, attestandosi a 31 miliardi di dollari.

Il rapporto quantifica inoltre in 619 miliardi di dollari gli scambi cumulati fino al 20 ottobre. Si tratta di un dato parziale, che non può essere confrontato direttamente con i volumi di un mese intero senza considerare il diverso numero di giornate osservate.

Il confronto con settembre richiede particolare attenzione. Il precedente rapporto di CoinDesk Data, pubblicato il 6 ottobre, indicava una capitalizzazione di 313 miliardi di dollari e volumi mensili superiori a mille miliardi. Il dato di ottobre pari a 305,5 miliardi, pur accompagnato da una variazione positiva dello 0,10% nella nuova rilevazione, è inferiore al valore assoluto pubblicato per settembre.

Le due cifre non consentono dunque di descrivere una crescita continua della capitalizzazione tra le rispettive pubblicazioni. La discrepanza tra la variazione percentuale indicata per ottobre e i valori assoluti dei due rapporti richiede di distinguere le date di osservazione, le basi di confronto e gli eventuali aggiornamenti delle serie statistiche. La sintesi pubblica non permette di riconciliare completamente questi elementi.

USDT conserva il primato, USDC perde oltre due miliardi

La distribuzione delle quote conferma la concentrazione del mercato attorno ai due principali token denominati in dollari.

Tether USDT mantiene il primo posto con una capitalizzazione di circa 183 miliardi di dollari. Il valore diminuisce dello 0,17% nel periodo considerato e la quota di mercato scende dal 60,1% al 59,9%.

USDC registra una flessione più marcata. La stablecoin emessa da Circle passa a 72,3 miliardi di dollari, con una riduzione del 2,80%, equivalente a circa 2,08 miliardi.

La contrazione è concentrata soprattutto sulla blockchain Ethereum, dove CoinDesk rileva una diminuzione della disponibilità di USDC pari a circa 1,91 miliardi di dollari.

Il dato non implica automaticamente che l’intero importo sia stato trasferito fuori dal mercato delle stablecoin. Le variazioni dell’offerta sulle singole reti possono derivare da emissioni, rimborsi e spostamenti tra blockchain. Per stabilire l’origine della contrazione occorre distinguere la circolazione del token dalle operazioni effettive di creazione e rimborso.

Un andamento opposto riguarda Arc, la rete sviluppata nell’ecosistema Circle. La disponibilità di USDC sulla blockchain aumenta del 19,5%, raggiungendo 742 milioni di dollari.

Il confronto è significativo perché mostra come la crescita su una singola infrastruttura possa verificarsi contemporaneamente alla diminuzione dell’offerta complessiva del token.

La documentazione di trasparenza pubblicata da Circle offre un ulteriore riferimento, pur utilizzando una data differente. Al 26 ottobre indica circa 71 miliardi di dollari di USDC in circolazione e riserve per 71,2 miliardi. Nei trenta giorni precedenti risultano 44,5 miliardi di emissioni e 48,7 miliardi di rimborsi, con un saldo negativo di circa 4,2 miliardi.

La differenza rispetto ai 72,3 miliardi riportati da CoinDesk non deve essere interpretata automaticamente come un errore: le rilevazioni non coincidono necessariamente per data, universo osservato e criteri di valutazione. Il dato ufficiale sulle emissioni e sui rimborsi conferma comunque una fase di riduzione netta della circolazione di USDC.

USDe arretra, mentre USDS registra la crescita maggiore tra i primi dieci token

La debolezza non riguarda esclusivamente USDC.

Ethena USDe registra una riduzione del 3,48%, portando la capitalizzazione a 4,67 miliardi di dollari. La contrazione determina anche un cambiamento nella graduatoria: USDe scende al quinto posto e DAI torna in quarta posizione con 4,73 miliardi.

USDe presenta caratteristiche differenti rispetto alle stablecoin tradizionali garantite principalmente da liquidità e titoli finanziari a breve termine. Il suo meccanismo di stabilizzazione utilizza una struttura sintetica che combina attività di copertura e posizioni sui mercati dei derivati.

Questa differenza è rilevante nella lettura del mercato delle stablecoin ottobre 2026, perché token accomunati dall’obiettivo di mantenere un valore stabile possono dipendere da modelli economici e fonti di rischio differenti.

Tra le dieci maggiori stablecoin, Sky Dollar USDS registra l’incremento percentuale più elevato, con un aumento del 3,50% e una capitalizzazione di 6,74 miliardi di dollari.

Anche PayPal USD, identificata dalla sigla PYUSD, cresce del 2,96%, mentre Ripple USD, RLUSD, aumenta dell’1%.

Le variazioni positive di questi token non compensano sul piano generale la debolezza dei principali strumenti per capitalizzazione. Il loro andamento segnala piuttosto una redistribuzione selettiva della domanda tra prodotti differenti.

La presenza di modelli garantiti da riserve tradizionali, strumenti decentralizzati e stablecoin sintetiche rende inoltre poco significativo considerare il settore come un’unica categoria omogenea sotto il profilo finanziario.

Tokenizzazione degli asset, raggiunti 34,9 miliardi di dollari il 16 ottobre

Il secondo elemento centrale della ricerca CoinDesk riguarda la tokenizzazione degli asset reali, generalmente identificati con la sigla RWA, Real World Assets.

La capitalizzazione complessiva degli strumenti tokenizzati rilevati sulla blockchain aumenta del 2,92%, raggiungendo 34,5 miliardi di dollari. Nel corso del periodo, il 16 ottobre, il valore aveva toccato il massimo di 34,9 miliardi.

La differenza tra il picco e la rilevazione successiva impedisce di interpretare il record come un livello mantenuto stabilmente fino alla pubblicazione del rapporto.

La tokenizzazione consiste nella rappresentazione digitale di un’attività economica o di un diritto collegato a un’attività sottostante. Nel caso degli strumenti finanziari può riguardare quote di fondi, titoli di debito, esposizioni creditizie e partecipazioni azionarie.

Il valore attribuito ai token dipende dalle caratteristiche del prodotto e dalle regole di valutazione utilizzate. Può riflettere il prezzo di mercato, il valore patrimoniale di una quota oppure l’importo di un credito rappresentato digitalmente.

Queste distinzioni sono indispensabili per interpretare i 34,5 miliardi riportati dalla ricerca. La cifra descrive un insieme di attività tokenizzate secondo il perimetro della rilevazione; non rappresenta il volume di denaro transitato sulla blockchain durante ottobre.

Obbligazioni e fondi monetari scendono sotto la metà del mercato

Il comparto più importante rimane quello delle obbligazioni e dei fondi monetari tokenizzati, con un valore di 16,97 miliardi di dollari.

La quota di mercato scende al 48,4%, passando sotto il 50% per la prima volta da marzo, secondo la ricostruzione di CoinDesk.

Anche il valore assoluto è in diminuzione. La ricerca riporta tuttavia due variazioni differenti: nella sintesi iniziale il calo è quantificato nel 2,80%, mentre nel testo di approfondimento compare il 3,31%. Senza una riconciliazione delle basi di calcolo, il dato verificabile resta la contrazione del comparto e il valore finale di 16,97 miliardi.

I prodotti di questa categoria includono strumenti che consentono di rappresentare attraverso token esposizioni a titoli obbligazionari o quote di fondi che investono in attività monetarie.

La crescita della tokenizzazione non determina necessariamente una maggiore emissione di titoli tradizionali. In alcuni casi, infatti, cambia la modalità di rappresentazione, trasferimento o gestione di un investimento già esistente.

La diminuzione del peso relativo delle obbligazioni tokenizzate dipende inoltre dalla crescita di altre categorie. Una quota di mercato più bassa può derivare contemporaneamente dalla contrazione del segmento e dall’espansione delle attività concorrenti.

Nel mercato delle stablecoin ottobre 2026 questo dato contribuisce a spiegare perché il massimo registrato dagli RWA non corrisponda a un avanzamento uniforme di tutti gli strumenti finanziari digitalizzati.

Credito privato in crescita dell’11,8%, metalli preziosi a 6,46 miliardi

Il credito privato rappresenta il comparto principale per crescita percentuale tra le maggiori categorie di asset tokenizzati considerate nel rapporto.

Il valore aumenta dell’11,8%, raggiungendo 5,27 miliardi di dollari.

La categoria comprende esposizioni creditizie non riconducibili necessariamente ai tradizionali titoli obbligazionari negoziati sui mercati pubblici. La rappresentazione sulla blockchain può riguardare strumenti collegati a prestiti, crediti e strutture di finanziamento.

L’espansione di questo segmento deve essere letta considerando la natura degli asset sottostanti. Un credito privato può presentare liquidità limitata, durate contrattuali specifiche e rischi di insolvenza che la semplice emissione di un token non elimina.

La possibilità di registrare digitalmente un diritto economico non rende automaticamente negoziabile il relativo credito alle medesime condizioni di un titolo quotato.

Un altro comparto in crescita è quello dei metalli preziosi tokenizzati, che raggiunge 6,46 miliardi di dollari, con un incremento del 6,15%.

Il prodotto principale indicato da CoinDesk è Tether Gold, con una capitalizzazione di 3,42 miliardi di dollari.

Anche in questo caso, l’aumento del valore dei token può derivare da componenti differenti: nuove emissioni, variazioni della quantità di metallo rappresentata e oscillazioni delle quotazioni del sottostante.

Una crescita della capitalizzazione di un token legato all’oro, ad esempio, non prova da sola che sia aumentato nella stessa proporzione il quantitativo fisico custodito.

Il dato sui metalli preziosi conferma la necessità di separare gli effetti di prezzo da quelli legati all’espansione dell’offerta tokenizzata.

Azioni tokenizzate, cresce il valore ma gli scambi diminuiscono del 39,3%

La divergenza più evidente tra capitalizzazione e attività di mercato riguarda le azioni tokenizzate.

Il valore complessivo del segmento aumenta del 4,81%, raggiungendo 4,89 miliardi di dollari. Il 16 ottobre era stato registrato un massimo di 4,95 miliardi.

Nello stesso periodo, però, il volume medio giornaliero delle negoziazioni on-chain scende del 39,3%, passando da 521 milioni di dollari a 317 milioni.

La crescita del valore degli strumenti in circolazione non coincide quindi con un aumento della loro negoziazione.

La distinzione è particolarmente rilevante perché la liquidità di un mercato non può essere misurata attraverso la sola capitalizzazione. Per valutare la possibilità di acquistare o vendere strumenti senza incidere eccessivamente sul prezzo servono ulteriori informazioni sulla profondità degli ordini, sugli spread e sulla continuità degli scambi.

Il rapporto di ottobre documenta anche un cambiamento nella distribuzione dei volumi tra le piattaforme.

bStocks torna al primo posto con una quota del 37,3% e 118 milioni di dollari di scambi medi giornalieri. Il primato viene raggiunto nonostante una diminuzione del 34,8% della propria attività.

I token emessi nell’ecosistema Robinhood scendono invece al secondo posto. Il volume medio giornaliero diminuisce del 56,2%, attestandosi a 96 milioni di dollari, mentre la quota di mercato passa dal 42% al 30,3%.

xStocks occupa la terza posizione con 44,8 milioni di dollari giornalieri, seguita da Coinbase con 26,8 milioni. CoinDesk segnala incrementi per operatori più piccoli, tra cui Backpack e Ondo, senza che questi modifichino la tendenza negativa del volume aggregato.

Il confronto con settembre è significativo. Nel rapporto precedente CoinDesk aveva rilevato un record mensile di 15,6 miliardi di dollari per gli scambi on-chain di azioni tokenizzate, accompagnato dal primato di Robinhood.

La successiva riduzione dell’attività giornaliera mostra quanto rapidamente possano cambiare i rapporti tra piattaforme, anche quando il valore complessivo degli asset tokenizzati rimane vicino ai massimi.

Capitalizzazione, valore degli asset e volumi: perché le cifre non sono equivalenti

La corretta interpretazione del mercato delle stablecoin ottobre 2026 dipende anche dalla metodologia utilizzata per costruire gli indicatori.

CoinDesk Data descrive le proprie rilevazioni sulle stablecoin attraverso l’analisi della capitalizzazione e dei volumi di negoziazione, con segmentazioni per tipologia di garanzia e attività di riferimento. La copertura sugli asset tokenizzati comprende invece strumenti finanziari e attività reali, tra cui obbligazioni, materie prime e azioni.

La capitalizzazione di una stablecoin esprime generalmente il valore di mercato dei token in circolazione. Per strumenti che mantengono il prezzo vicino a un dollaro, il valore nominale dell’offerta costituisce una buona approssimazione della capitalizzazione, pur rimanendo possibili differenze legate alla quotazione e al perimetro dei token considerati.

Per gli RWA il problema è più articolato. Un fondo monetario tokenizzato, un credito privato e un token garantito da oro rappresentano attività economiche con sistemi di valutazione differenti.

La capitalizzazione di una categoria non coincide necessariamente con il capitale raccolto nel mese, con il valore dei nuovi titoli emessi o con l’ammontare degli scambi effettuati.

Anche i volumi richiedono una distinzione. I 31 miliardi di dollari giornalieri rilevati da CoinDesk sulle coppie con stablecoin negli exchange centralizzati misurano un’attività differente rispetto ai 317 milioni di dollari giornalieri scambiati on-chain sulle azioni tokenizzate.

Il primo indicatore riguarda le negoziazioni di coppie che comprendono stablecoin su piattaforme centralizzate. Il secondo descrive un mercato specifico di strumenti azionari tokenizzati e un diverso ambiente di negoziazione.

Non è corretto sommarli per ricavare un volume generale della tokenizzazione, né utilizzarli per confrontare direttamente la liquidità dei due segmenti.

La distinzione vale anche per i dati ottenuti da altri fornitori. Le piattaforme di analisi possono adottare criteri differenti per classificare i token, evitare duplicazioni tra blockchain, identificare la disponibilità effettivamente circolante e attribuire valore agli strumenti rappresentati.

Un confronto indipendente offre un esempio concreto. Glassnode, nella rilevazione del 28 ottobre, indicava una capitalizzazione aggregata delle stablecoin di circa 296 miliardi di dollari, inferiore ai 305,5 miliardi presenti nella ricerca CoinDesk. DefiLlama riportava il 29 ottobre un valore prossimo a 299,2 miliardi.

Queste differenze non autorizzano a stabilire quale aggregato sia universalmente corretto senza esaminare i rispettivi criteri di inclusione e le date esatte dei dati. Mostrano però perché una serie storica debba essere confrontata preferibilmente all’interno della stessa metodologia e con riferimenti temporali omogenei.

La tokenizzazione cresce, ma la liquidità rimane un indicatore decisivo

L’espansione degli asset tokenizzati avvicina la loro capitalizzazione ai 35 miliardi di dollari, ma la composizione del mercato suggerisce di distinguere la dimensione economica degli strumenti dalla loro effettiva negoziabilità.

CoinDesk identifica Securitize come il principale emittente nel segmento delle azioni tokenizzate, con 1,36 miliardi di dollari di asset, seguita da Ondo con 981 milioni e xStocks con 947 milioni.

Sono valori che descrivono la dimensione delle attività riconducibili ai rispettivi operatori nel perimetro della ricerca. Non indicano, da soli, il numero di transazioni effettuate né la possibilità di liquidare rapidamente le posizioni.

La rappresentazione digitale di strumenti finanziari può inoltre assumere strutture giuridiche differenti. Alcuni token possono attribuire diritti collegati direttamente a strumenti custoditi, mentre altri possono prevedere esposizioni economiche definite contrattualmente. La natura dei diritti dipende dalla documentazione di emissione e dalle regole applicabili.

Queste caratteristiche incidono sulla trasferibilità, sulle condizioni di rimborso e sulla disponibilità di un mercato secondario.

I risultati di ottobre rendono particolarmente evidente la distinzione. Il valore delle azioni tokenizzate cresce del 4,81%, mentre la loro attività giornaliera di negoziazione diminuisce del 39,3%. Il credito privato avanza dell’11,8%, ma la crescita del valore dei crediti rappresentati non fornisce informazioni sufficienti sulla frequenza con cui essi cambiano proprietario.

Anche la quota delle obbligazioni e dei fondi monetari, scesa al 48,4%, segnala una modifica della composizione del mercato senza dimostrare automaticamente uno spostamento equivalente dei flussi finanziari.

Il prossimo elemento da osservare sarà quindi la relazione tra nuovi asset tokenizzati, valore effettivamente rappresentato e scambi realizzati. Nella rilevazione del 28 ottobre, il divario tra i 4,89 miliardi di dollari delle azioni tokenizzate e i 317 milioni di volume medio giornaliero documenta già quanto la crescita degli strumenti disponibili possa procedere a una velocità diversa rispetto alla loro attività sul mercato.

About Author

Optimamente