Criptovalute in Brasile, Itaú Unibanco è la prima grande banca a formalizzare il brokeraggio secondo le nuove regole
Itaú Unibanco, il maggiore istituto bancario privato del Brasile, ha formalizzato presso la Banco Central do Brasil le proprie attività di negoziazione e custodia di criptovalute. La comunicazione, trasmessa il 27 ottobre 2026, rappresenta il primo caso di una grande banca brasiliana che completa questo passaggio nell’ambito della nuova disciplina nazionale sugli asset digitali.
La notizia, riportata da CoinDesk il 28 ottobre, riguarda un servizio già esistente. Itaú Unibanco permette infatti ai propri clienti di acquistare e vendere criptovalute dal dicembre 2023, attraverso i canali digitali dell’istituto. La novità consiste nell’adeguamento formale delle attività alle disposizioni entrate in vigore il 2 febbraio 2026, che stabiliscono requisiti specifici per gli intermediari operanti nel settore.
L’operazione segna un passaggio significativo per il brokeraggio di criptovalute in Brasile, perché coinvolge un gruppo bancario già sottoposto alla vigilanza dell’autorità monetaria. Il nuovo quadro normativo distingue le procedure applicabili agli istituti finanziari autorizzati da quelle previste per le società specializzate in servizi legati agli asset virtuali.
Itaú Unibanco, una comunicazione regolamentare per attività già operative
La formalizzazione effettuata da Itaú Unibanco non corrisponde al rilascio di una nuova licenza bancaria né all’autorizzazione iniziale di un exchange indipendente.
Secondo quanto ricostruito da CoinDesk sulla base delle informazioni pubblicate dal quotidiano economico brasiliano Valor Econômico, la banca ha comunicato alla Banco Central do Brasil l’esercizio delle attività di negoziazione e custodia previste dalla regolamentazione.
La distinzione è sostanziale. Le banche già autorizzate a operare nel sistema finanziario brasiliano possono svolgere determinate attività relative agli asset virtuali seguendo procedure di comunicazione e verifica dei requisiti. Le società costituite specificamente per offrire servizi crypto devono invece richiedere un’autorizzazione al funzionamento secondo il procedimento previsto per questa categoria di operatori.
Nel caso di Itaú, la combinazione tra intermediazione nelle compravendite e conservazione degli asset dei clienti corrisponde al perimetro operativo della categoria denominata corretora de ativos virtuais, disciplinata dalla Risoluzione BCB 520.
La procedura prevista per gli istituti bancari già attivi nel settore comprende una certificazione tecnica indipendente relativa al rispetto delle condizioni regolamentari. La comunicazione trasmessa dalla banca va quindi distinta dall’eventuale esito delle verifiche successive dell’autorità.
Il termine di fine ottobre stabilito per la regolarizzazione delle attività già esercitate rende particolarmente rilevante la tempistica dell’iniziativa. La banca ha scelto di formalizzare il servizio prima della scadenza, evitando di lasciare la propria operatività in una condizione di incertezza rispetto agli obblighi introdotti dalla nuova disciplina.
Quali criptovalute possono acquistare i clienti Itaú
L’offerta commerciale dell’istituto comprende attualmente 15 criptoasset, accessibili attraverso il Superapp Itaú. Tra questi figurano Bitcoin, Ether, Solana, XRP e USDC, oltre ad altri token collegati a reti blockchain e applicazioni della finanza decentralizzata.
Sono disponibili anche Chainlink, Litecoin, Aave, Avalanche, Polygon, Bitcoin Cash, Uniswap, Optimism, Arbitrum e Pax Gold. Quest’ultimo presenta caratteristiche differenti dalle criptovalute tradizionali, essendo un token collegato al valore dell’oro fisico.
La presenza di USDC amplia inoltre l’offerta a una stablecoin progettata per mantenere un valore di riferimento rispetto al dollaro statunitense. La stabilità dell’ancoraggio dipende comunque dal funzionamento dell’emittente, dalle riserve e dalle condizioni di mercato, e non equivale a una garanzia bancaria sul capitale.
La disponibilità dei singoli asset può cambiare in funzione delle decisioni commerciali e dei controlli effettuati dall’intermediario. La formalizzazione regolamentare delle attività non costituisce un’approvazione individuale di ciascuna criptovaluta da parte della banca centrale.
Il servizio permette di effettuare operazioni di acquisto e vendita utilizzando il conto Itaú. La banca gestisce anche la custodia, conservando le chiavi private attraverso una propria infrastruttura e separando gli asset dei clienti da quelli dell’istituto.
Le commissioni pubblicate variano in base all’importo negoziato, con aliquote decrescenti per operazioni di valore maggiore. Si tratta di condizioni economiche del servizio commerciale, distinte dagli adempimenti regolamentari oggetto della comunicazione di ottobre.
Non risultano invece divulgati dati ufficiali sul numero degli utenti che utilizzano il servizio o sui volumi complessivi delle compravendite. La disponibilità di 15 asset non permette quindi di misurare direttamente il peso dell’istituto nel mercato nazionale delle criptovalute.
Le regole della Banco Central do Brasil per gli operatori crypto
Il quadro legislativo brasiliano poggia sulla legge federale 14.478 del 2022, che ha stabilito principi generali per la prestazione di servizi relativi agli asset virtuali. Il successivo decreto 11.563 del 2023 ha attribuito alla Banco Central do Brasil specifiche competenze regolamentari e di supervisione.
Nel novembre 2025 l’autorità ha pubblicato tre risoluzioni fondamentali, identificate dai numeri 519, 520 e 521, entrate in vigore il 2 febbraio 2026.
La Risoluzione 519 disciplina le procedure di autorizzazione per le società specializzate. La Risoluzione 520 definisce l’organizzazione e il funzionamento dei prestatori di servizi relativi agli asset virtuali e le condizioni applicabili alle istituzioni finanziarie già autorizzate. La Risoluzione 521 interviene sulle operazioni che ricadono nella disciplina dei cambi e dei capitali internazionali.
La Risoluzione 520 individua tre modalità operative per le società specializzate: intermediari, custodi e broker di asset virtuali. Quest’ultima categoria comprende sia l’intermediazione sia la custodia.
Il sistema stabilisce inoltre obblighi relativi alla governance, ai controlli interni, alla sicurezza informatica, alla gestione dei rischi e alla prevenzione del riciclaggio.
Per il brokeraggio di criptovalute in Brasile, tali disposizioni introducono requisiti organizzativi che incidono direttamente sulle modalità di gestione dei servizi. Gli operatori devono valutare le caratteristiche degli asset offerti, disporre di procedure adeguate per la conservazione delle informazioni e dimostrare la capacità di amministrare i rischi derivanti dalle proprie attività.
L’impostazione regolamentare riguarda l’intermediario e i servizi prestati, senza trasformare automaticamente le criptovalute negoziate in strumenti finanziari garantiti dall’autorità monetaria.
Il rapporto tra banche tradizionali ed exchange
L’ingresso formale di Itaú Unibanco nel nuovo regime rende più evidente la convergenza tra infrastrutture bancarie tradizionali e servizi di negoziazione crypto.
Gli exchange specializzati hanno sviluppato il mercato brasiliano offrendo piattaforme dedicate alla compravendita e, in alcuni casi, al trasferimento e alla custodia degli asset digitali. Le banche possono invece integrare tali operazioni in ambienti già utilizzati dai clienti per conti correnti, pagamenti e investimenti.
Questa differenza modifica soprattutto le modalità di accesso al servizio. Un correntista Itaú può acquistare criptovalute all’interno dell’applicazione bancaria senza dover necessariamente aprire un rapporto presso un exchange esterno.
La presenza di una banca non elimina però le differenze tra servizi finanziari tradizionali e negoziazione di criptoasset. La disponibilità di funzionalità quali trasferimenti verso portafogli esterni, gestione autonoma delle chiavi private e accesso a particolari reti blockchain dipende dalle condizioni operative stabilite dal singolo intermediario.
Sul piano regolamentare, la distinzione principale riguarda il percorso di abilitazione. Un istituto bancario già autorizzato può avvalersi delle procedure previste per gli operatori finanziari esistenti, mentre un exchange organizzato come società specializzata deve affrontare un procedimento autorizzativo specifico.
Mercado Bitcoin, uno degli operatori brasiliani più conosciuti nel settore, ha comunicato di voler ottenere l’autorizzazione come broker di asset virtuali.
La nuova disciplina può quindi incidere anche sui rapporti commerciali tra banche ed exchange. Dal 6 novembre 2026, in base al calendario regolamentare aggiornato a settembre, entra in applicazione il divieto per le istituzioni finanziarie e gli altri soggetti autorizzati di realizzare o agevolare determinate operazioni con prestatori di servizi crypto privi della necessaria abilitazione, salvo le eccezioni espressamente previste.
Questa previsione può influire sull’accesso ai servizi bancari, sulle relazioni tra intermediari e sulle modalità con cui gli operatori specializzati gestiscono i flussi finanziari.
Custodia, trasparenza e protezione dei clienti
Uno dei principali aspetti del brokeraggio di criptovalute in Brasile riguarda il trattamento degli asset conservati per conto della clientela.
La Risoluzione 520 attribuisce ai prestatori di servizi responsabilità precise sulla legittimità degli asset negoziati o custoditi, sull’esecuzione delle operazioni secondo le condizioni concordate e sulla conservazione dei relativi registri.
Sono previsti anche obblighi relativi alla riservatezza, all’integrità e alla disponibilità dei dati delle transazioni.
La custodia rappresenta un elemento particolarmente delicato perché, quando il cliente non controlla direttamente le chiavi private, l’accesso agli asset dipende dall’infrastruttura tecnologica e dalle procedure del prestatore del servizio.
L’utilizzo di sistemi di protezione, controlli di accesso e meccanismi di separazione patrimoniale può ridurre alcuni rischi operativi. Non elimina tuttavia la possibilità di incidenti informatici, errori tecnici o controversie sulla restituzione delle attività custodite.
Occorre inoltre distinguere le tutele regolamentari dalla protezione del valore investito. L’acquisto di Bitcoin o di altre criptovalute attraverso una banca autorizzata non equivale a un deposito bancario coperto dal sistema brasiliano di garanzia dei depositi, il Fundo Garantidor de Créditos.
Le oscillazioni dei prezzi rimangono a carico dell’investitore. Anche la presenza di un intermediario vigilato non impedisce perdite derivanti dalla volatilità, dalla riduzione della liquidità di un token o da difficoltà tecniche delle reti blockchain.
La regolamentazione migliora la definizione delle responsabilità degli operatori, ma non introduce una garanzia pubblica generalizzata sugli investimenti in criptovalute.
Perché la formalizzazione di Itaú rappresenta un precedente
Il mercato brasiliano degli asset digitali comprende da anni piattaforme specializzate e servizi destinati sia agli investitori privati sia alle imprese. La semplice disponibilità di criptovalute presso una banca, quindi, non rappresenta di per sé una novità assoluta.
L’elemento specifico della vicenda Itaú è il passaggio di un servizio bancario già operativo all’interno del nuovo sistema di comunicazione e vigilanza previsto dalla Banco Central do Brasil.
La formalizzazione del 27 ottobre interessa un grande intermediario finanziario con un’infrastruttura consolidata, una clientela diversificata e sistemi di controllo già soggetti alla supervisione bancaria.
Questo precedente può assumere rilevanza anche per gli altri gruppi finanziari che intendono operare nel brokeraggio di criptovalute in Brasile, perché chiarisce sul piano pratico il percorso attraverso cui le attività di negoziazione e custodia possono essere inquadrate nella nuova disciplina.
La regolamentazione, tuttavia, non impone alle banche di entrare nel settore. Ogni istituto deve valutare la sostenibilità commerciale del servizio, i costi di gestione, i requisiti tecnologici e i rischi connessi alla detenzione di asset digitali per conto della clientela.
La scelta di Itaú dimostra che un grande gruppo bancario ha deciso di mantenere e formalizzare un’offerta crypto già presente da quasi tre anni, anziché limitarla o interromperla durante il passaggio al nuovo regime.
Il ruolo della vigilanza nelle prossime fasi del mercato
L’applicazione delle nuove regole permette alla Banco Central do Brasil di esercitare un controllo più strutturato sui soggetti che offrono intermediazione e custodia di asset virtuali.
Un passaggio importante riguarda la verifica delle condizioni organizzative degli operatori specializzati che hanno avviato le procedure di autorizzazione. Per queste società, la presentazione della domanda non coincide necessariamente con l’esito positivo dell’istruttoria.
La stessa distinzione tra adempimento formale e controllo regolamentare rimane rilevante per gli istituti già autorizzati, chiamati a documentare il rispetto dei requisiti applicabili alle proprie attività crypto.
Il brokeraggio di criptovalute in Brasile entra così in una fase nella quale il riconoscimento delle responsabilità operative diventa parte integrante del servizio offerto al pubblico.
Per Itaú Unibanco, il passaggio avviene senza la necessità di annunciare una nuova piattaforma o introdurre immediatamente ulteriori token. Le compravendite sono già disponibili nell’applicazione bancaria e la custodia resta affidata all’infrastruttura dell’istituto.
L’effetto concreto della nuova disciplina si misurerà anche attraverso le autorizzazioni rilasciate agli operatori specializzati, le verifiche di conformità e l’applicazione delle restrizioni nei rapporti con i prestatori non abilitati. Sono questi gli sviluppi che determineranno quali soggetti potranno continuare a offrire servizi crypto nel sistema finanziario brasiliano e a quali condizioni.








